Circolo «Norberto Bobbio»


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Due riflessioni

a cura di Franco Zardoni:

2 Responses to “Due riflessioni”

  1. paolo.sciurba Says:

    Passata la meritata sbornia elettorale novatese, credo sia ora di aprire un dibattito ampio e approfondito (così si sarebbe detto un po’ di anni fa) sulle questioni e i valori di fondo che animano o che, a mio parere, dovrebbero animare il popolo democratico e del centrosinistra tutto. In questo senso i due post di Franco mi sembrano dei contributi importanti.

    In primo luogo, al di là di commenti contingenti, un po’ ipocriti e “vecchio stampo” circa l’ultimo risultato elettorale (il “siamo calati … ma non siamo crollati … quindi, quasi quasi, abbiamo vinto” di uno dei due post in questione), credo che dobbiamo interrogarci sulla perdita di 3,3 milioni di voti (al netto della Lista Bonino) perduti rispetto alle politiche dell’anno scorso!
    E’ vero che in quell’occasione aveva avuto il suo peso l’appello al “voto utile”, ma non possiamo non tenere conto della rilevante crescita, sempre rispetto alle politiche 2008, di IDV, che raddoppia in percentuale e che in cifra assoluta aumenta i suoi voti di un milione circa, e di PRC e SL, che prendono anche loro quasi un altro milioncino di voti in più rispetto alla similare coalizione arcobaleno del 2008. Di mio ipotizzo, credo in modo abbastanza realistico, che un’altra fetta di voti perduti sia finita in astensionismo, aumentato del 14% circa. Non credo, inoltre, che ci sia stato, almeno su scala nazionale, un significativo travaso verso la Lega che cresce rubando voti al PDL: d’altra parte ormai il pieno di voti di “sinistra” lo ha già fatto negli anni passati.

    Se tutto ciò è vero e viste le caratteristiche politiche di IDV e di PRC/SL, non è forse il caso di porsi qualche interrogativo sul continuo rincorrere, in modo peraltro vago e confuso, non tanto l’elettorato di centro, quanto soluzioni ambigue a temi e problemi che da sempre sono il cavallo di battaglia del centro-destra (sicurezza, immigrazione e … )?
    Qualcuno dirà che se non si guarda seriamente al centro (in fondo l’Italia è un paese di moderati, anzi, aggiungo io, ultimamente è un paese di destra) non si vince. Io penso che è sicuramente vero che spesso a sinistra abbiamo fatto finta di non vedere problemi emergenti lasciando così campo libero alle soluzioni “di destra”, ma, altrettanto sicuramente, non siamo stati capaci di offrire “visioni”, prima ancora che soluzioni, alternative. Certo, quando ad esempio si discute di sicurezza e immigrazione (tanto … ormai la vulgata vuole che siano le due facce della stessa medaglia), parlare di riqualificazione e di rivitalizzazione del territorio/periferie, di presidio (non di vigilanza!) dei cittadini sul territorio, di sviluppo e rafforzamento della società civile nelle sue svariate articolazioni etc. costa fatica, oltrechè soldi, richiede capacità e non dà risultati alle prossime elezioni. Badate, sono convinto che parlare di legalità e di regole a tutto tondo, come ad esempio si è fatto negli ultimi anni a Bologna, non può e non deve essere un tabù, ma a patto che il tutto non si risolva, come invece è successo spesso (Bologna docet, appunto!), in sgomberi di baraccopoli e fogli di via.

    Giusto per sgomberare il campo da equivoci (tipo “ecco il solito … post-comunista”) e saltando di palo in frasca, in relazione alle politiche socioeconomiche, è mai possibile che, a parte qualche meritevole eccezione spesso “non organica” (penso a Tito Boeri), non siamo in grado di proporre ricette diverse da quelle di una parte del maggior sindacato nazionale (il famoso collateralismo)?
    Questo ha significato, nella migliore delle ipotesi, che la CGIL sia stata di fatto negli ultimi anni l’unica vera opposizione politica in alcune realtà come Milano; nella peggiore delle ipotesi, invece, non si sa nemmeno dove sia di casa una parte tristemente emergente della società italiana (il mondo dei parasubordinati e del lavoro precario in genere), ci si gira dall’altra parte quando si parla dell’inefficienza del più importante settore produttivo, ovvero della pubblica amministrazione (e allora, viva il Brunetta di turno!).

    Infine, non certo per importanza, quello che può diventare e, nei fatti, è già stato a corrente alternata il tema dei temi: la laicità nella/della politica.
    Non sono solo io e Franco Zardoni ad affermare come laicità e democrazia costituiscano un binomio inscindibile; non sono solo io che pensa che una morale laica, non religiosa ma nemmeno anticlericale, sia possibile; non sono solo io che pensa che il fondamento della laicità in politica sia la Costituzione repubblicana; non sono solo io che pensa che contributi (di merito e non ideologici) importanti al riguardo vengano da persone come la Bindi (non certo dall’ex anticlericale per definizione Rutelli o dalla Binetti di turno). Ancora oggi, nel corso di una intervista radiofonica, lo ha ribadito (a parte l’ultimo inciso) nientepopodimenochè Stefano Rodotà. Guardate che non è una questione di ex-margheritini, o meglio di una loro parte, e di ex diessini. E’ semplicemente una questione di maggioranza e minoranza, che, appunto, costituisce la regola prima di ogni democrazia, è, meno semplicemente, una questione di separazione tra morale laica e morale religiosa, è una questione di separazione tra politica e religione, è, per quanto qualcuno, non necessariamente appartenente a Santa Romana Chiesa, la voglia rimuovere, una ormai antica questione di separazione tra Stato e Chiesa. Antica nel senso storico del termine, non certo nel senso dell’attualità del tema.
    E allora, povera quella Chiesa e, soprattutto, poveri quei Cattolici che dovessero rinunciare o hanno già rinunciato alla testimonianza e hanno solo voglia di rimuovere e barattare nei fatti l’impegno per gli ultimi con la benevolenza e la benedizione delle gerarchie ecclesiastiche! Poveri quei Cattolici che, nel loro agire quotidiano, hanno dimenticato l’impegno, ancora in essere, per fortuna, di Padre Alex Zanotelli e dei Missionari Comboniani, di Don Andrea Gallo, di Don Virginio Colmegna, di Don Gino Rigoldi e di Don Luigi Ciotti, della Teologia della liberazione!

  2. Massimo Golzi Says:

    Oggi la Serracchiani, ieri Franceschini poi Chiamparino si/Chiamparino no. In attesa del Congresso assistiamo giorno dopo giorno ad un dibattito deprimente. La Serracchiani che preferisce Franceschini perchè simpatico…con Veltroni che si prodiga poi in difesa della giovane dirigente, poiché a suo avviso colpita da critiche troppo severe, dimenticandosi di censurare, ammesso che fosse suo compito, una dichiarazione fatta dalla stessa, vale a dire: da una parte c’è il PD dall’altra D’Alema e il vecchio apparato. Ma il PD, come lo intende la Serracchiani, “chi è”? la Binetti? Rutelli? O sono le forze laiche e progressiste. Forse sarebbe meglio smetterla con i personalismi e ragionare tenendo conto delle sensibilità di tutti. Chi guida, e dovrà guidare il partito? I clan o un unico uomo? che ha e avrà il compito di rappresentare la sintesi di diversi pensieri ma con un’unica linea politica, laica e progressista. E di contenuti, di questioni pregnanti riguardo ai valori che devono identificare quello che dovrebbe essere, anzi deve essere, un partito progressista quale è il PD, quando se ne parla?
    Sicuramente metabolizzare il Partito Democratico come coesione di diversi spiriti democratici è cosa ardua e non di breve prospettiva, ma più il tempo passa più il popolo democratico vive momenti di incertezza. Dare anima, respiro, a questo partito significa cominciare a discutere di laicità, etica e bioetica, welfare, lavoro, informazione, legalità. Discutere nel pieno rispetto delle diverse sensibilità ascoltando con le orecchie e non con la pancia quelo che ognuno di noi ha da dire. Stabilire che chi è vecchio è vetusto mentre chi è giovane è portatore di nuove idee mi sembra segno di poca intelligenza politica; ognuno vale per quello che dice ed esprime: vecchio, giovane, uomo, donna, cattolico, non cattolico …

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